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Si fa presto a dire inchiostro, oggi torna il ferrogallico

Prima dell’avvento dell’inchiostro a base di pigmenti “di China” era largamente in uso l’inchiostro ferrogallico, inchiostro nero per eccellenza, usato in Europa sin dai tempi antichi e poi dal Medioevo fino agli anni cinquanta del Novecento. Realizzato con le “galle”, escrescenze ricche di tannini che si sviluppano su alcuni alberi come la quercia,  e con il solfato di ferro, aveva il potere di penetrare in profondità nelle fibre della carta, sino ad essere indelebile. Oggi sulla scia di un  revival che ha fortemente interessato gli appassionati di calligrafia e tutti coloro che usano la stilografica ma che amano sperimentare sempre nuove tipologie di inchiostro, alcune case come la fiorentina Stipula che per noi ha realizzato le due limited edition  “Umberto Boccioni” e ” Arturo Toscanini”  propone delle graziose boccette, rigorosamente in vetro di inchiostro ferro gallico nei seguenti colori : Black ( Nero Miseria), Brown ( Seppia del Tirreno), Blue ( Blu Napoleonico ) e Red ( Rosso Impruneta).

La sua formula base era composta da quattro sostanze : “galle” provenienti da piante diverse, vetriolo o solfato di ferro, resina o gomma arabica ottenuta dalla pianta dell’acacia e che rappresenta il legante tra carta e inchiostro e acqua, ma ancora oggi altre sostanze vengono usate per modificare le caratteristiche finali dell’inchiostro , ad esempio la birra o il vino che modificando i tempi della fermentazione trasformeranno l’acido gallo-tannico in acido gallico, con l’aceto ad esempio si rallenta la precipitazione del preparato, usando lo zucchero o il miele si aumenta la brillantezza dell’inchiostro e ne si rallenta l’asciugatura, a causa della solubilità questo inchiostro penetrava nella carta ed era quasi indelebile.

Questo tipo di inchiostro ha origini antichissime, pare che fosse utilizzato già in epoca romana, nel papiro di Leida e nel papiro di Stoccolma sono conservate le più antiche ricette greche per la sua preparazione e nel Medioevo ebbe una grandissima diffusione, in Occidente il suo utilizzo fu quasi universale e molte sono le ricette per la sua composizione a partire dal XV secolo, senza contare che sarà usato per la scrittura di una grande quantità di manoscritti.

Appena usato era quasi illeggibile, solo dopo, con l’esposizione all’aria iniziava a scurirsi e questo costringeva a preparare l’inchiostro con un certo anticipo al fine di produrre un parziale annerimento, a volte per ridurre i precipitati venivano aggiunti pigmenti colorati ed acidi diversi e per proteggerlo dal freddo spesso venivano aggiunte preparazioni alcoliche come additivo.

Con la nascita della stampa tipografica iniziarono una serie di problemi di applicazione in quanto essendo a base acquosa non si depositava in maniera uniforme sulle matrici metalliche e quindi si dovette ricorrere all’uso di oli che inizialmente erano addizionati all’inchiostro ferro gallico.

Particolarmente interessante l’uso quale “inchiostro sicurezza” data la sua relativa indelebilità e oggettiva difficoltà nell’eliminarlo totalmente. Con l’introduzione degli inchiostri di china basati su pigmenti e che non danneggiavano i pennini, all’inizio del XX secolo, l’uso del ferrogallico  iniziò il suo declino  fino a scomparire, mentre dagli anni ’50 in poi si diffonderà in tutto il mondo l’uso e la produzione di penne sfera con l’impiego di un inchiostro grasso simile a quello tipografico.

Arturo Toscanini | Stilografica da Collezione | Limited Edition

Umberto Boccioni | Stilografica da collezione

 

 

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