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Il restauro del “Dio Fluviale” di Michelangelo, capolavoro “effimero”

Non poteva essere che qui, nel monumentale cenacolo con L’Albero della Vita affrescato dall’allievo di Giotto, Taddeo Gaddi,  a far da sfondo e l’Ultima Cena del Vasari, da poco restaurata, in mostra nella parete ovest, accanto alla Basilica di S. Croce, dove riposano le sue spoglie, la sede perfetta per la presentazione del restauro del “Dio Fluviale” di Michelangelo Buonarroti, opera di proprietà dell’Accademia delle Arti del disegno, realizzata tra il 1526 e il 1527.

Un restauro importante per un ‘opera unica nel suo genere resa possibile grazie all’intervento della fondazione Friends of Florence. Argilla, terra, sabbia, fibre vegetali e animali, caseina, su anima di filo di ferro, sono i materiali che compongono quello che altri non è che un modello, una tipologia di cantiere destinata alla distruzione e la cui sopravvivenza, che ha dell’incredibile, sta nella fama di colui che la realizzò e nella lungimiranza del suo possessore. A farne dono infatti il 28 aprile del 1583 alla Accademia fiorentina, lo scultore e architetto Bartolomeo Ammannati che lo aveva ricevuto in regalo da Cosimo I.

Un imponente torso umano , quasi grandezza naturale che avrebbe dovuto servire da modello per gli Dei fluviali da collocare alle basi dei monumenti funebri dei duchi medicei nella Sagrestia Nuova, opera come sappiamo purtroppo incompiuta per la partenza a Roma del grande genio. Un’iconografia diffusa sin dall’antichità classica  e la cui realizzazione da parte di Michelangelo sarebbe documentata da alcuni scritti precedenti, l’artista infatti avrebbe formato dei modelli di terra a grandezza naturale sia per l’approvazione della committenza sia per fornire un modello di riferimento ai suoi collaboratori. In seguito Michelangelo rinunciò ad inserire gli Dei fluviali e  non saranno  mai realizzati in marmo. A metà Cinquecento esistevano ancora due modelli in terra di Michelangelo, dei quali uno è andato perduto, mentre l’altro progettato per la parte sinistra del monumento funebre di Lorenzo è quello che è sopravvissuto e che dal dicembre del 1965 viene  conservato a Casa Buonarroti.

Qui per tre anni è stato condotto il restauro, un complesso lavoro condotto dall’Opificio delle Pietre Dure con la direzione di Laura Speranza e di Giorgio Bonsanti per l’Accademia delle Arti del Disegno e che è stato interamente realizzato dalla restauratrice Rosanna Moradei. Oltre a ripristinare la stabilità conservativa della fragile opera, in vista anche della esposizione di settembre a Palazzo Strozzi per la mostra dedicata al Cinquecento a Firenze e ai suoi maestri, lo studio condotto sul modello e le innovative tecniche di restauro hanno permesso di riportare alla luce il colore originario, in Bianco di Piombo, scelto da Michelangelo per simulare il bianco del marmo. Come testimoniato dal Doni infatti l’opera per un certo periodo fu esposta alla base della tomba di San Lorenzo nella Sagrestia Nuova “ Che stupende bozze di terra sono queste qui basse?” “Havevano a esser due figuroni di marmo che Michelangelo voleva fare”, senza dimenticare il dipinto di Pompeo Caccini ( 1595) “Michelangelo che intreccia tre corone”  che ci  mostra il modello del Dio Fluviale accanto al tavolo del maestro.

Tra i risultati più importanti raggiunti grazie alle ricerche condotte sul modello, è senza dubbio la diversa posizione strutturale che aveva l’opera all’origine, come osserva Giorgio Bonsanti infatti “Essa era stata pensata difatti distesa su un fianco e ruotata verso l’osservatore, con la gamba destra poggiata al suolo”. In sintesi il fronte di oggi è il verso di ieri, uno spostamento che forse si deve allo stesso Bartolomeo Ammannati quando ne fece dono all’Accademia delle Arti del Disegno, e grazie a un rilevamento scanner 3D del modello è stata realizzata una copia in resina in scala 1:1.

Alla presentazione hanno partecipato Giuseppe De Micheli direttore dell’Opera di Santa Croce , in rappresentanza del Sindaco del Comune di Firenze Maria Federica Giuliani, Il presidente del Consiglio della Regione Toscana Eugenio Giani ed ex presidente di Casa Buonarroti, Marco Ciatti direttore dell’Opificio delle Pietre Dure che è stato insignito della medaglia d’oro da parte della Fondazione Enzo Ferroni , Cristina Acidini presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Giorgio Bonsanti per l’Accademia delle Arti del Disegno  , Simonetta Brandolini d’Adda presidente della Fondazione Friends of Florence e i donatori Mary Sauer e  Robert Doris , Irene Sanesi presidente dell’Opera di Santa Croce Laura Speranza dell’Opificio delle Pietre Dure, la restauratrice  Rosanna Moradei e altre personalità coinvolte nell’importante restauro che restituisce al pubblico un capolavoro “effimero” unico nel suo genere e che ancora ha molto da raccontare alla storia dell’arte.

 

 

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